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Il 4 giugno 2026 il Senato ha approvato definitivamente la legge sull'educazione sessuale nelle scuole, la cosiddetta legge Valditara, con 78 voti a favore e 38 contrari. La norma vieta qualsiasi attività sul tema nelle scuole dell'infanzia e nelle primarie, e nelle scuole medie e superiori subordina la partecipazione alle lezioni al consenso scritto dei genitori.
Una legge che fa discutere, soprattutto per chi come me ogni giorno si trova davanti alle conseguenze di quello che i ragazzi non sanno o hanno imparato nel posto sbagliato.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità e l'UNESCO sostengono da anni l'importanza di un'educazione sessuale strutturata nelle scuole. Nella sua guida "International technical guidance on sexuality education", l'UNESCO precisa che non c’è un’età prestabilita per iniziare l’educazione sessuale. La scuola è considerata un contesto privilegiato dove svolgere interventi di educazione estensiva alla sessualità. Eppure l’Italia è ancora uno degli ultimi Stati membri dell’Unione Europea in cui l’educazione sessuale non è obbligatoria per legge, accanto a Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia e Romania. Una formazione sessuale completa e di qualità aiuta i giovani a prepararsi a una vita sicura, riducendo il rischio di infezioni sessualmente trasmissibili, gravidanze indesiderate, violenza di genere e discriminazioni. Un vuoto che internet non può colmare.
Un'indagine del Ministero della Salute ha mostrato che la famiglia è, in Italia, un contesto in cui difficilmente si affrontano temi come la sessualità, le infezioni sessualmente trasmissibili o la contraccezione. Se non se ne parla a casa, e ora si rischia che non se ne parli neanche a scuola, la domanda diventa inevitabile: dove lo imparano, i ragazzi?
La risposta, purtroppo, la fornisce la stessa indagine: online. L'89% dei ragazzi e l'84% delle ragazze cercano informazioni sulla sessualità su internet, su forum anonimi, attraverso video pornografici che presentano un’immagine fuorviante della sessualità che appare centrata sulla prestazione più che sulla relazione. La rete offre spesso informazioni distorte, lontane anni luce da qualunque contesto educativo. Il ruolo della scuola dovrebbe invece essere proprio quello di fornire un’educazione affettiva e sessuale corretta, promuovendo innanzitutto i concetti di rispetto, consenso, consapevolezza del sé e del proprio corpo sessuato nell’ottica di promuovere relazioni “sane”.
Gli adolescenti sono pieni di domande, dubbi, curiosità e hanno bisogno di sentirsi compresi ed accettati dal gruppo dei pari nel loro cambiamento, che talvolta con fatica, risponde ai duri criteri di performance del nostro tempo e spesso il bisogno è così forte da mettere in secondo piano la percezione di sé e del proprio valore.
Da sempre mi sono occupata di adolescenti dedicando loro tempo ed ascolto con l’obiettivo di offrire non solo informazioni corrette su contraccezione e prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse, per quanto fondamentale, ma anche di promuovere una sessualità consapevole in cui il rispetto reciproco, il consenso, il piacere siano valori condivisi. Anche se appare incredibile, ancora oggi è necessario contrastare stereotipi di genere che vedono, per esempio, il dolore come componente “ normale” o comunque possibile nella sessualità femminile.
La legge è appena entrata in vigore e il dibattito è aperto. Ma nel frattempo i ragazzi crescono, e qualcuno dovrà dar loro delle risposte. Questa è una nostra responsabilità come società civile.
Se vuoi approfondire, sul mio sito trovi sezioni dedicate alla sessualità e alla contraccezione, insieme a tanti altri temi di salute ginecologica.