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Fertilità e ormoni:  cosa si nasconde dietro la PMOS?
18 Giu 2026

Fertilità e ormoni: cosa si nasconde dietro la PMOS?

Nel precedente articolo abbiamo visto perché la Sindrome dell'Ovaio Policistico ha guadagnato un nuovo nome e una nuova identità. La PMOS non è un problema dell'ovaio: è una sindrome endocrino-metabolica complessa che colpisce il 10–13% delle donne in età fertile

Oggi facciamo un passo avanti e scopriamo come questa alterazione influenzi profondamente il sistema endocrino, la salute generale e, soprattutto, la ricerca di una gravidanza.

Il cuore della PMOS: insulina e kisspeptina

Per capire come la PMOS ostacoli la fertilità, dobbiamo guardare a cosa succede dietro le quinte del sistema ormonale. Due meccanismi biologici sono i veri registi del problema:

  • L'Insulino-Resistenza (IR): Colpisce l'85% delle donne con PMOS (il 65-95% delle pazienti in sovrappeso e ben il 20-60% di quelle normopeso). Quando le cellule rispondono meno all'insulina, il corpo ne produce in eccesso. Questo sovraccarico stimola le ovaie a produrre troppi androgeni (ormoni maschili). Inoltre, nelle pazienti in sovrappeso, il grasso che si accumula sul “punto vita” (obesità viscerale) è un “grasso cattivo”. Infatti, è proprio lì nel grasso viscerale (obesità centrale o viscerale) che avvengono una serie di attività metaboliche che producono infiammazione cronica e che alimentano un circolo vizioso.
  • Kisspeptina: Esiste poi un neuropeptide, la Kisspeptina, che rappresenta il vero "pacemaker" della riproduzione nel nostro cervello. Nella PMOS, l'alto livello di insulina e leptina iperattiva i neuroni della kisspeptina. Il risultato? Una secrezione sregolata degli ormoni GnRH e LH, che invia impulsi caotici alle ovaie, bloccando la maturazione dei follicoli e impedendo l'ovulazione.

L'Impatto sulla fertilità: come il peso fa la differenza

La PMOS è la causa principale di infertilità anovulatoria, legata cioè alla mancanza di ovulazione, e si stima che il 70-80% delle donne affette incontri difficoltà a concepire. In questo scenario, la composizione corporea gioca un ruolo cruciale:

  • Donne normopeso: tendono ad avere tassi di gravidanza migliori, tempi di concepimento più rapidi e un minor rischio di interruzione spontanea della gravidanza.
  • Donne in sovrappeso o con obesità: l'eccesso di tessuto adiposo allunga i tempi di ricerca, riduce le probabilità di impianto dell'embrione (anche nei percorsi di fecondazione assistita come la FIVET) e aumenta il rischio di complicanze come diabete gestazionale, pre-eclampsia e parto pretermine.

Una cura su misura

Non esiste però un'unica risposta terapeutica per la PMOS. Il percorso dipende dall'età, dal profilo metabolico e dall’eventuale desiderio di maternità:

  • Lo stile di vita: alimentazione bilanciata, gestione dello stress e almeno 150 minuti a settimana di attività fisica. Nelle pazienti in sovrappeso, una perdita di peso di appena il 5-10% ripristina la fertilità spontanea nel 55-100% dei casi entro sei mesi.
  • Se non si cerca una gravidanza: si punta a proteggere la salute metabolica e regolarizzare il ciclo tramite contraccettivi orali, metformina o integratori specifici. La combinazione di Myo-inositolo e D-chiro-inositolo si è dimostrata sicura ed efficace in alcuni casi nel migliorare la ciclicità mestruale.
  • Se si cerca una gravidanza: dopo un'attenta preparazione preconcezionale (soprattutto modifica degli stili di vita e del peso), è meglio rivolgersi a specialisti del settore che operano nei centri di PMA che sapranno trovare i trattamenti più idonei.

Trattare la PMOS non significa solo aiutare una donna a diventare madre. Significa fare un investimento sulla sua salute a lungo termine (prevenendo rischi cardiovascolari, diabete di tipo 2 e tumori endometriali), il tutto attraverso un lavoro di squadra che unisce ginecologo, endocrinologo, nutrizionista e psicologo.


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